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Cartella utente: le pulizie di primavera… in novembre

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Da un po’ di tempo a questa parte avevo notato che il mio portatile (il solito Acer Aspire 5920G) era diventato un po’ lento e poco reattivo, e anche Firefox soffriva veramente  troppo. Di solito, il primo indiziato è sempre il sistema operativo (attualmente Fedora 14) ed io  ammetto di averlo pasticciato un po’ e di averlo aggiornato prima con “update-test” e poi con preupgrade dalla 13, ma a mio avviso non era questo il motivo; l’aggiornamento mi sembra sia venuto alla perfezione.

Ultimamente avevo molto messo mano all’interfaccia grafica, con la modifica alla “MacOSX” con tanto di dock, unito a Compiz-fusion attivo con gli effetti, barre modificate, applet e via dicendo; molto bello da vedere, ma sicuramente poco pratico. Avevo installato il tema del Mac con lo script con cui veniva fornito, e mi ero accorto che aveva messo mano a molti file di configurazione.

Per chi fosse poco pratico dei sistemi GNU/Linux, è pratica consueta mettere su partizioni diverse il sistema e le cartelle utenti ( posizionate su /home ); ciò è fatto allo scopo di mantenere i dati e le configurazioni preferite dall’utente anche in caso di formattazione del sistema operativo. Questa caratteristica è veramente molto comoda, perché consente, nella maggior parte dei casi,  di non dover rimettere mano alle configurazioni tipo dopo una formattazione o un upgrade del sistema GNU/Linux.

Sempre per chiarire, di norma, le applicazioni lanciate dall’utente, salvo eccezioni, utilizzano cartelle tipo “.nomeapp” per salvare i loro file (log, temporanei, configurazioni) all’interno della cartella utente. Queste cartelle, di solito invisibili al ls (se non con l’opportuna opzione) o al file manager (se non configurato per vedere i file nascosti), rimangono finché non vengono espressamente cancellate, e sono normalmente presenti in un sistema GNU/Linux funzionante.

Ovviamente come tutte le cose buone, è sempre meglio non abusarne, cosa che a quanto pare io ho fatto. I dati presenti sulla mia cartella utente si sono rivelati molto vecchi, addirittura in alcuni casi precedenti all’acquisto del computer medesimo; non ci si sorprenda di questo dato, infatti, ho sfruttato questa caratteristica anche quando passai dal vecchio Compaq all’attuale Acer, spostando direttamente il contenuto della cartella utente, per non perdere alcune preconfigurazioni.

C’è inoltre da considerare che generalmente, per comodità personale, utilizzo utilizzo la stessa cartella utente per i più sistemi Linux presenti sul computer, e ciò ha fatto si che la mia cartella utente conservasse file di configurazione appartenenti ad applicazioni di diverse distribuzioni ( Slackware, Fedora, OpenSUSE, Arch, Debian, Gentoo) ed in diverse versioni.

In alcuni casi questi file vengono semplicemente ignorati o sovrascritti da versioni più recenti, in altri casi vengono considerati dall’applicazione, generando errori o addirittura problemi all’esecuzione di alcuni programmi (come mi succedeva per ekiga). Nel mio caso, erano tantissime le cartelle “.nomeapp” e i file di configurazione salvati, e alcuni interferivano con il buon funzionamento delle applicazioni. Ad esempio, nella cartella relativa a firefox era presente una plug-in valida fino alla versione 2 (ora siamo alla 3.6.12) , o erano presenti alcuni file di configurazione di vecchie versioni di gnome e KDE (risalenti a prima della 3.5), o di applicazioni ormai abbandonate, o addirittura a configurazioni hardware appartenenti al vecchio computer.

Firefox ovviamente merita una menzione speciale, in quanto, oltre a tutto il resto, lo avevo riempito con una infinità di temi, plug-in, estensioni e quant’altro, magari utilizzate una sola volta e poi mai più prese in considerazione (da me almeno). Di fatto però, a lungo andare, questa mia mancanza di cura (e la scarsa voglia di esportare i bookmark) hanno fatto si che la cartella di Firefox somigliasse di più ad un cestino che non si svuota, e che il peso del medesimo gravasse sull’applicazione stessa, e quindi, di rimando, anche sull’utente. Era diventato lento, sia all’avvio che in esecuzione e con una certa tendenza a bloccarsi.

Dopo la pulizia i miglioramenti sono stati evidenti sia in velocità che in stabilità. Il computer è più reattivo e sforza decisamente meno, e anche le temperature di esercizio sono fortemente calate; se prima a riposo potevo vedere che la CPU era fissa sui 53°C, il disco sui 42°C e la GPU sui 55°C, adesso invece la CPU sta a 42°C, il disco sui 35 (addirittura 23 se non si fa nulla per un po’, tipo lasciando lo screensaver) e la GPU sui 50°C, e questi si risente positivamente in silenziosità d’esercizio. Se pur meno avvenente graficamente, tutto sembra scorrere più rapidamente e con molta più fluidità, e Firefox sembra veramente un altro per quanto riguarda ad efficienza.

Questi risultati dovrebbero far riflettere su due aspetti:

  • La possibilità di esportare la propria cartella utente nel corso delle varie versioni di Linux è una gran cosa, ma come tutte le cose buone, non bisognerebbe abusarne (come io ho fatto esportando la stessa cartella utente per più di 4 anni e da computer differenti).
  • Se un sistema operativo va lentamente o con qualche problema, il primo indiziato rimane sempre il sistema operativo stesso, ma ogni tanto sarebbe opportuno dare una occhiata alla cartella utente.

In altre parole, e questo penso valga per tutti i sistemi operativi, se un computer ogni tanto va piano o da errori, esiste la concreta possibilità che il responsabile sia un uso “smaliziato” del computer stesso, e non solo del sistema operativo.

Written by axjslack

novembre 24, 2010 a 1:53 pm

Pubblicato su News

2 Risposte

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  1. Per non parlare della opensuse appena installata di sabato… file vecchi di gnome facevano fare il logout diretto da LXDE😐

    Alessandro Lorenzi

    novembre 24, 2010 at 2:57 pm

  2. In realtà è stato proprio quello a darmi l’ispirazione per fare questo lavoro.

    axjslack

    novembre 24, 2010 at 3:01 pm


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