Alexjan Carraturo

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OpenSolaris 2009.06 in prova

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Tutto nasce dall’errore madornale di Luca di lasciarmi, dopo la fiera, i suoi portatili. Lo avevo avvisato che se li sarebbe ritrovati tutti Slackwarizzati in pochi giorni. A tale prospettiva il buon Luca aveva minimizzato, dicendo che il cambiamento non sarebbe stato così drammatico. Ragionandoci un attimo mi sono reso conto che fondamentalmente aveva ragione. Ad oggi, molti sistemi GNU/Linux si assomigliano molto, hanno comandi per la gestione relativamente simili (basti pensare a “apt-get install”, “slapt-get –install”, “yum install”, riferiti rispettivamente a Ubuntu/Debian, Slackware, Fedora, cioè a distro molto differenti tra di loro). Senza contare che il buon Luca è sin troppo bravo con Linux, e pur non conoscendo Slackware, ci metterebbe poco a trovare il bandolo della matassa. Ergo ci vuole qualcosa di più intellettualmente stimolante, di poco provato ma di interessante come soluzioni tecniche; la scelta doveva andare tra questi 4

  • ReactOS; Interessante reimplementazione di Win su base wine, indipendente
  • Haiku; Sistema di nuova progettazione che nasce come seguito di BeOS, ma che nel suo attuale sviluppo ricorda un po’ Mac
  • FreeBSD; Una delle implementazioni BSD più complete e riuscite
  • OpenSolaris; Implementazione open del noto sistema operativo di casa Sun.

ReactOS e Haiku sono molto carini da vedere (soprattutto quest’ultimo, lo consiglio a chiunque voglia provare qualcosa di nuova, molto veloce), ma è ancora incompleto. FreeBSD è eccezionale, ma per me non avrebbe rappresentato una grande novità, senza contare che visto dall’interfaccia grafica, è assai simile ai Desktop Linux (anche se il motore sotto il cofano è completamente diverso). Sono caduto su OpenSolaris per due motivi; il primo è che la SUN mi ha gentilmente inviato un CD di prova, il secondo è che ha quell’aspetto “enterprise” che piace tanto al buon Luca, e chissà che non possa essergli utile un giorno conoscere qualcosa in più dei sistemi SUN (anche considerando che ci lavora spesso con roba loro).

L’installazione è semplice ed immediata, soprattutto se si sta eseguendo la versione raccomandata; tutti menu grafici, facili da interpretare, a volte limitati al semplice tasto “avanti”. In poco tempo il sistema, che tanto era da “piallare*” ( piallare = cancellare tutto il contenuto del disco fregandosene del contenuto), era da installato, su una partizione da 20 gb ( a sua volta risuddivisa in altre partizioni, come avviene nei comuni sistemi BSD ). In questo caso, anche se non ce ne rendiamo conto abbiamo tra le mani il potentissimo filesystem ZFS.

L’avvio del sistema è lento, rispetto ad un GNU/Linux fresco di installazione almeno 3 volte più lento. Il login manager, se pur di derivazione gdm, da un’aspetto molto professionale al sistema, così come l’intefaccia che, pur essendo Gnome, è comunque settata con uno stile interessante. Appare un desktop Gnome, pulito, con poche icone ed in italiano, tra cui la registrazione del sistema (opzionale) e l’aggiornamento dei pacchetti (simile ai vari tool grafici visti sin ora). I colori di base tendono a quel blu Fedora, molto rilassante e bello da vedere.

L’intefaccia grafica è ricca di strumenti (anche se di base manca Office), ed è intuitiva quanto qulasiasi altra integrante Gnome. Funzionano, senza confiugurarli, anche i tasti veloci del volume, con tanto di OSD. Il caricamento delle applicazioni è particolarmente lente, cosa però resa sopportabile dalla leggereza con le quali le stesse girano una qual volta caricate e dalla stabilità del sistema una qual volta caricate le applicazioni è  veramente invidiabile.. Il riconoscimento hardware su questo pc (un vecchio portatile DELL) è pressochè ottimale, funziona, audio, wireless, rete, video (anche se a mezzo servizio ovvero con una sorta di driver generico vga, chiamato vgatext) bluetooth (ancora da testare) e l’acpi. Non funzionano il winmodem MC97 ed un controller di smartcard , che però effettivamente non vedo su questo portatile.

Le vere differenze cominicamo a valutarle dando una occhiata “sotto il cofano”, dove molti dei più comuni comandi, pur mantendo le medesime opzioni, cambiano sintassi (ifconfig ad esempio), ma anche lo stesso ps. Cambia inoltre il modo di vedere i dischi montati, e altri comandi di comune utilizzo. Per questo aspetto ricorda i sistemi BSD, pur non avendone assolutamente lo stesso livello di verbosità (a partire dal kernel ), dando l’impressione a volte che in opensolaris molte cose funzionino con “la bacchetta magica”.

Ovviamente uno come me si annoia a provare le versioni stabili, ragione per cui, dopo i primi test ho subito cercato i comandi per passare alla versione corrente; grazie ai ragazzi del “Italian Open Solaris Group Memeber”, con poche semplici righe si è aggiornato tutto.

$pfexec pkg set-authority -O http://pkg.opensolaris.org/dev/ opensolaris.org

$ pfexec pkg refresh –full
$ pfexec pkg install SUNWipkg
$ pfexec pkg image-update

In definitiva, se una persiona possiede un buon PC può considerare, oltre al classico GNU/Linux, anche OpenSolaris, in particolare nell’utilizzo come Workstation da ufficio, proprio per la sua eccezionale sicurezza, per la straordinaria robustezza della rete, l’ottimo rapporto con la rete ed infine, se non si va a scavare troppo, una discreta facilità di installazione ed utilizzo.

Comunque, utilizzare OpenSolaris, da un po’ di refrigerio al cuore smanettone che c’è dentro molti di noi; il fatto che ci sia un po’ un mondo da riscoprire, kernel diverso, diverso utilizzo dei comandi classici, più qualche comando nuovo, ZFS e le sue potenzialità etc, etc hanno riacceso la curiosità di provare qualcosa di nuovo che non sia il classico GNU/Linux e le voglia di perderci del tempo a leggere il “manuale” (carente sotto certi aspetti).

Per il momento è tutto…. più luca ritarderà a riprendersi il suo portatile, e maggiore sarà il numero di test che potrò fare su questo PC. più potro scoprire cose nuove.

Written by axjslack

gennaio 25, 2010 a 7:14 pm

Pubblicato su Commenti, OS

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