Alexjan Carraturo

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GNU/Linux, comunità e dintorni (prima parte)

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Già dalla passata lugconference di bologna, ci sono alcune perplessita inerenti alla comunità italiana FOSS che mi lasciano relativamente perplesso.

In teoria, e dico in teoria, non dovremmo essere differenti da qualsiasi altra comunità di “volontariato” (parola che a mio avviso assume un significato chiave) operante nei più disparati ambiti. Prendendo una comune associazione di vario genere, la cosa più importante è “lo scopo prefisso”. Nel nostro caso dovrebbe essere in generale, la diffusione della conoscenza “informatica”, in particolare relativa al Software Libero e a GNU/Linux. E con diffusione si intende raggiungere il “grande pubblico”, generalmente all’oscuro di cosa siano sia il Free Software, che i sistemi Linux Based. Fino a qui niente di strano, se non fosse che ho notato che in generale, le comunità FOSS italiane (non sono andato a guardare all’estero), in alcuni casi si involvono in un elitarismo di culto, ed in generale a confondere il fine con il mezzo.

Infatti, in molti casi, quelli che dovrebbero essere i mezzi per raggiungere le personi comuni, sono confusi con il fine ultimo; ad esempio i vari blog, siti, forum, mailing list o eventi quali il Linux Day. Per inciso, ci tengo a precisare che non ho niente contro questi mezzi, se utilizzati per raggiungere le persone, tenerle informate, e far si che comunichino tra di loro. Diventano per assurdo nocive, laddove, tutto il lavoro si concentra sul mezzo tecnico a scapito a volte della comunicazione stessa o dei soggetti della comunicazione.

E ciò vale anche per quelle comunità FOSS o similari, che, raggiunto un elevato livello tecnico e di competenze, ritengono inutile condividere la loro conoscenza, perchè ritenuta una azione inutile ed una perdita di tempo; in alcuni casi, e ribadisco solo alcuni, ho potuto avvertire un sentimento di “superiorità” verso il prossimo di alcuni soggetti, talvolta motivata solo dalla presunzione di saperne di più. Questo tipo di atteggiamento è ovviamente ostile in partenza a quello che, come già detto in precedenza, dovrebbe essere lo scopo primo delle comunità.

La riprova di quanto dico sta nei fatti; a fronte di un aumento di rilievo degli utenti GNU/Linux in italia, la sua comunità si è impoverita di volontari. Certamente va considerato il fatto che ormai, esistono comunità ben più comode da sfruttare, quelle che io definisco le comunità “usa e getta”. Indico con questo termine i forum delle varie distribuzioni, ma non in senso dispregiativo, ma semplicemente per il fatto che la maggior parte degli utenti ivi presenti, sfrutta il forum solo quando ha un problema, e poi se ne disinteressa completamente; attenzione, non mi riferisco certo ai vari staff di questi forum, che di per loro fanno un grande lavoro per mantenere e preservare la funzionalità e la correttezza all’interno del forum. Mi riferisco solamente al tipo di utente medio che la si presenta.

Facendo un esempio concreto, Slacky.eu è un forum da 5281 utenti (al dato attuale), di cui circa 1900 hanno scritto 0 messaggi, e la maggioranza a scritto meno di 3 messaggi. Solo 1480, meno di un terzo, hanno scritto un numero di messaggi superiori a 10, considerando il fatto che è un forum attivo dal 2003, e con numerose attività di interesse, dimostra come la maggior parte degli utenti sia di tipo “usa e getta”.Si tratta di un utente che non vuole seguire, che non ha interesse a sperimentare e tanto meno a condividere, e, che ci piaccia o meno, questa è la frontiera del “normal user”.

Attenzione bene però, che con questo non voglio dire che Slacky.eu, o Ubuntu-it (che ha più o meno lo stesso tipo di pubblico), facciano un errore o un cattivo lavoro. Anzi, probabilmente sono gli esempi più riusciti di partecipazione al momento. E con dei risultati notevoli anche in termini di produzione (es. Slacky mantiene uno dei mirror “UNOFFICIAL” più interessanti e completi della rete per slackware, offrendo completezza e flessibilità alla Slackware, che su certe cose non ha la stessa dotazione di serie di altre distribuzioni). Per non parlare dei numerosi progetti di Ubuntu-it.

Questi dati però ci devono far riflettere su come sia cambiato negli anni il panorama degli utenti, e di come, certi schemi, una volta sicuri ed affidabili, siano da considerarsi ormai anacronistici. In realtà non sono certo il primo a notare queste cambiamenti, solo che non voglio arrivare alle medesime conclusioni; c’è chi, leggendo questi dati, ha considerato la vita delle varie comunità FOSS (Intesa come Lug/Fsug/Hacklab) come sulla via del tramonto. In realtà ciò è, a mio avviso, quanto più lontano dalla realtà; le comunità di persone, avranno sempre un valore aggiunto rispetto ad un forum, ad un sito e ad una mailing list. Anche volendo tralasciare per un attimo i limiti comunicativi di questi mezzi, rimane il fatto che la capacità di persuasione, di coinvolgimento e anche di divertimento che vi può essere dal vivo rimane insuperabile da qualsiasi mezzo tecnologico. Scrivere uno🙂 , rimarrà sempre inferiore a farsi quattro risate davanti ad una birra (a chi piace ovviamente).

Certo, laddove non se ne possa fare a meno è giustissimo sfruttare la tecnolgia di cui noi stessi ci rendiamo propugnatori, ma dove si può invece, bisognerebbe recuperare i valori della “comunità”, del condividere il sapere e del “metodo collaborativo”, inteso nel senso più ampio del termine. E penso che quanto dico, possa valere anche per gruppi per nulla inerenti a software e similari. Anche perchè ho visto che, laddove spariscono i divismi e gli elitarismi, o dove vi sia un giusto equlibrio tra live e on-line, si mantengono gruppi più attivi e talvolta numerosi.

E questo poi si evolve facilmente in quello che dovrebbe essere, sempre secondo il mio parere, la comunità italiana. Dovrebbero sparire quelle barriere creata dal “Noi siamo il Lug di XXXX”, o noi siamo “L’hacklab da nlog(n) iscritti”, a favore del recupero della visione di insieme degli eventi, della comunicazione e delle conoscenze.

Dato che non mi piace fare esempi negativi, ne farò uno positivo, che è quello del LugPG, che, in più sedi ha dimostrato di avere particolare cura delle attività dal vivo, di collaborare con gruppi vicini (Orvieto) e lontani (Fsugitalia), e di cercare di partecipare attivamente alla vita della comunità italiana nel suo insieme (mi riferisco con orgoglio in particolare a M. Giorgetti, che oltre che un amico, rappresenta un ottimo “FOSS community man”.).

Fine prima parte

Written by axjslack

luglio 16, 2009 a 11:57 am

Pubblicato su Commenti

Una Risposta

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  1. Questo é il problema delle comunitá virtuali: l’esistenza di due livelli. Nel livello piú basso é facilissimo entrarne, é facilissimo uscirne, non si ha un vero e proprio legame con la community e con le altre persone.

    Il livello +1 é quello dove si trova la cerchia degli “afectionados”: é difficile entrare nei pochi, ma quando ci si arriva poi é difficile staccarsene (anche perché si ha un legame “affettivo” e personale con le persone)

    La comunitá FOSS italiana ha due problemi: il primo che é virtuale, con l’inconveniente di cui sopra; il secondo problema é che, semplicemente, non esiste!
    Qualsiasi organizzazione, anche di volontariato, ha un nodo centrale, e collegati tanti altri nodi che operano a livello locale (esempi possono essere scout, croce rossa… anche la chiesa xD)

    Qualcuno potrebbe dire che c’e ILS (ma lascio che sia Alex a sbranarlo) e comunque ils non avrebbe “potere” su comunitá di vedute piú aperte rispetto il solo linux (hacklab, lifos, fsugitalia…. etc etc)

    si dovrebbe trovare un’alternativa -vincente- al ils… facile no?😛 (facile a dirsi ovviamente u.u)

    Alessandro NeRON Lorenzi

    luglio 16, 2009 at 5:32 pm


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